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	<title>re-volver &#187; Fuori Controllo</title>
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	<description>Re-volver è una rivista di arte e cultura che esplora vari settori: cinema, musica, teatro, letteratura, pittura, fumetto, scienza e tecnologia, scienze alimentari, sport. re-volver.it</description>
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		<title>Il catodo incallito</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 15:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando è arrivato nei nostri salotti il tubo catodico ha accompagnato intere generazioni nel corso della loro vita. Da quel momento tutti siamo stati suggestionati, seppur in maniera minima, dal nuovo mezzo mediatico; ci ritroviamo così in una posizione dialettica subalterna dove siamo costretti a fagocitare qualsiasi concetto senza la possibilità di contraddittorio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Luca Di Berardino</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3671" title="catodo incallito1" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/catodo-incallito1.jpg" alt="" width="353" height="265" />Da quando è arrivato nei nostri salotti il tubo catodico ha accompagnato intere generazioni nel corso della loro vita. Da quel momento tutti siamo stati suggestionati, seppur in maniera minima, dal nuovo mezzo mediatico; ci ritroviamo così in una posizione dialettica subalterna dove siamo costretti a fagocitare qualsiasi concetto senza la possibilità di contraddittorio. Ogni informazione che filtra, per quanto futile, acquista un potere condizionante impressionante; così da arrivare a lanciare nuove mode e nuovi modi di essere, capaci di formare un modello comportamentale di imitazione e influenzare intere generazioni ancora in cerca di una propria identità. Importante notare in questa dinamica il centrale ruolo che riveste l’informazione: l’imparzialità è una mera utopia in quanto anche la semplice scelta del palinsesto televisivo impone un punto di vista sul reale! Se a ciò si aggiunge che circa l’80% della popolazione italiana sfrutta i telegiornali come unica fonte di informazione, è molto facile dedurre come ciò possa alterare la percezione della realtà che ci circonda. Nei primi anni di vita era concepito come mezzo per informare e aumentare il livello culturale medio, ma a partire dagli anni Novanta assistiamo ad un radicale cambiamento: il messaggio condizionatore dominante ci avvicina ad una realtà priva di contenuti basata sull’estetica. Il palinsesto è drammaticamente intasato dalla famigerata tv spazzatura come reality, varietà e talk show. Prende vita così una realtà fittizia che ci promette visibilità e denaro facile: un mondo dove, se scegli il pacco giusto, puoi vincere anche un milione; un mondo dove un corpo sexy non ha bisogno di QI a tre cifre per guadagnare migliaia di euro. Come ci dimostrano le folle di ragazze in coda per i provini delle veline, le greggi in fila per le selezioni del Grande Fratello o del pubblico in qualsivoglia talk-show: la televisione attira a sé come falene una percentuale di popolazione che trascende il mondo reale. Si abbandona un mondo troppo grigio e stressante per cercare un’arcadia fatta di luci e colori che condurrà al successo, alla notorietà e al guadagno. Una nuova concezione del lavoro e del profitto che rischia di allontanare simbolicamente dall’osservare, analizzare e criticare la realtà circostante. La realtà fittizia creata ha degli standard da rispettare; si entra nel mondo televisivo solo se si possiedono le caratteristiche necessarie. Le quali sono selezionate in base a criteri puramenti estetici: il bagaglio culturale e le conoscenze Fuori controllo specifiche sono, ormai, solo un’appendice a cui le luci della ribalta non sono interessate. Questi criteri, imposti in maniera indiretta, sono ormai sacrosanti fonti di ispirazione e imitazione. Parte delle nuove generazioni, i dirigenti di domani, è attratta a tal punto da sacrificare tempo, denaro e personalità per conformarsi alla concezione televisiva e alle sue regole. Un sogno da realizzare che promette fama, ma necessita l’omologazione al pensiero unico televisivo. Se una parte della popolazione è completamente immersa nella realtà illusoria, la stessa non avrà la consapevolezza necessaria per comprendere i problemi che attanagliano il Paese. E una volta che lo scollamento tra il piano politico e il piano socio-culturale è completo, il rischio di vedere erosi i diritti fondamentali di una società democratica è molto alto. Una perdita di diritti direttamente proporzionale alla perdita di consapevolezza generata dalla televisione.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Fonti:</p>
<p><span style="background-color: #000000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=lHeIZIiKJ8k">Sergio Colabona intervista su youtube http://www.youtube.com/watch?v=lHeIZIiKJ8k</a></span></span></p>
<p><span style="background-color: #000000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.youtube.com/tch?v=CW6NEVr8CC0">Pasolini: http://www.youtube.com/tch?v=CW6NEVr8CC0</a></span></span></p>
<p><span style="background-color: #000000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=xMFjSjvQUdA">Fabio regista del grande fratello http://www.youtube.com/watch?v=xMFjSjvQUdA</a></span></span></p>
<p>Videocracy</p>
<p><span style="background-color: #000000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=nYVtjqoyTqQ">Karl Popper: http://www.youtube.com/watch?v=nYVtjqoyTqQ</a></span></span></p>
<p><span style="background-color: #000000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=75M6vTSZBOE">http://www.youtube.com/watch?v=75M6vTSZBOE</a></span></span></p>
<p>Current: le veline</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Il destino dell&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sputeranno. E la chiameranno arte. Ci sarà la corrente dello scatarro, quella del moccio e la corrente delle feci. Gli -ismi saranno applicati a tutte le parole e l'uomo ne inventerà di nuove pur di vendere la propria incapacità. L'uomo è la pubblicità del business.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Luca Torzolini</p>
<p>«[…] L&#8217;odio è per i deboli: questo ho sempre pensato. Il sotterfugio, il compromesso, la menzogna sono le armi del fragile, lo scudo dell&#8217;impotente. E non li giustificherò.<br />
Non dirò, come fanno in molti, &#8220;che gran figlio di puttana!&#8221; con accezione positiva guardando un potente che si fa beffe di un ingenuo; l&#8217;invidia verso l&#8217;operato furbesco di queste infime persone è per esseri della stessa specie schifosa.<br />
È deleterio per persone come me guardarsi intorno e scoprire quanto poco meritevoli siano gli altri di una solida considerazione. E non mi fermo, perché la mia bocca non conosce timore né sfinimento di sorta e solo la morte aggrada come unica avversaria.<br />
Il silenzio è una bestemmia: non cambiare le cose per l&#8217;incapacità e la paura di farlo&#8230;<br />
Sputeranno. E la chiameranno arte.<br />
Ci saranno la corrente del catarro, quella del moccio e la corrente delle feci. Gli “-ismo” saranno applicati a tutte le parole e l&#8217;uomo ne inventerà di nuove pur di vendere la propria incapacità.<br />
L&#8217;uomo è la pubblicità del business.<br />
E quando legalizzeranno l&#8217;omicidio e lo stupro non venite da me, quando il mondo giustificherà tutte le macchie dello spirito perché &#8220;il sabato sera&#8221; era stato più importante di sapere cosa si nascondeva dietro la formula di un acido nucleico.  La definizione di homo sapiens sapiens sarà dunque finalmente invalidata; ci saranno solo ingiustizie, soprusi, violenze e nessuno potrà porvi rimedio: non pretenda una parola in sua difesa chi non ha mai mosso un dito per difendere la cultura.<br />
Un giorno le donne smontabili di Dalì non saranno più soltanto un delirio solipsistico e stiperanno nei loro cassetti la curiosità di Pandora e il Mondo Nuovo di Huxley. Le protesi tecniche domineranno tutte le arti e l&#8217;uomo non saprà fare un calcolo: non ci sarà alcun pensiero originale, neanche un solo pensiero umano. Il mio urlo sarà allora l&#8217;indignazione colta di chi non sa che farsene della vostra stupida e sottomessa e aberrante e oscena e putrida educazione alla vita moderna e ai suoi immondi meccanismi. Unitevi a me, ora, nella schiera di chi pratica la via della conoscenza e della sensibilità, immergendosi in una vita piena d’interessi e di affetti: non c’è bilancia più esatta e in grado di soppesare le vostre azioni del ritorno che da esse avrete indietro. Il mondo fa schifo ed è colpa vostra e solo le vostre azioni lo potranno cambiare».</p>
<p>L&#8217;assessore alla cultura riprese fiato, poggio il foglio sul comodino vicino all’assegno da dodicimila euro; si guardò allo specchio ma non si riconobbe. Non ricordava più che le parole appena pronunciate erano davvero parole sue, parole dette in passato, piene e potenti parole dell’intellettuale di un tempo. Un intellettuale che aveva combattuto contro il potere e l’ignoranza e infine, stanco dell’indifferenza del prossimo, aveva perso la fiducia nell’onestà.<br />
Mentre annodava una cravatta firmata sul colletto di una camicia firmata, la moglie lo abbracciò da dietro e  disse «Con questo romantico e rabbioso discorso sulla giustizia e sulla meritocrazia riuscirai ad affascinarli tutti! Sai benissimo, amore mio, quanto gli uomini di questo secolo siano suggestionabili&#8230;»</p>
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		<title>Pianeta Avere</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Pianeta Terra è in rovina: ne si teme la fine; si cercano soluzioni; si teme il disastro. I Maya predissero una data per esso, sulla base di nulla. Nostradamus pure, di date ne inventò. La Bibbia è meno precisa: non fornisce date ma sciorina indizi. Staremo a vedere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Eclipse.154</p>
<p style="text-align: right;">
<p>Il Pianeta Terra è in rovina: ne si teme la fine; si cercano soluzioni; si teme il disastro.<br />
I Maya predissero una data per esso, sulla base di nulla.<br />
<strong>Nostradamus</strong> pure, di date ne inventò.<br />
<em>La Bibbia</em> è meno precisa: non fornisce date ma sciorina indizi. Staremo a vedere.<br />
La domanda che il sottoscritto si pone è: nelle briciole temporali che ci restano da vivere come si fa, appunto, a vivere?<br />
La violenza opprime i pacifici; l’empietà gli onesti; l’ignoranza i propositivi; l’apatia i religiosi; la pigrizia i volenterosi.<br />
Il <strong>Re Salomone</strong> rimembrava le mammelle della sua donna e ad Esse dedicava versi magnifici ne “<em>Il Cantico dei Cantici</em>”: questa si che è vita!<br />
Adorare un corpo come fosse Essenza Vitale. Amare come se fosse possibile.<br />
Oggi non si ama più. Il motivo è da ricercarsi in ciò che la nostra Società ha canonizzato come Consumismo.<br />
Il Consumismo prevede il rapido raggiungimento di Beni mediante la modalità dell’Avere.<br />
Come il neonato sente la necessità di possedere oralmente il proprio pollice, (la fase orale secondo <strong>Sigmund Freud</strong>) l’uomo sente pari necessità nei confronti di un immobile; un Audi; una donna dalle invidiabili misure; il denaro.<br />
Il mancato raggiungimento di questi fini (assolutamente limitati negli esempi e molto più variegati nella Reale Vita) genera frustrazione, bramosia nei confronti del Lontano, avidità.<br />
L’avidità è l’attaccamento ad un bene o ad uno stato (fisico o emotivo che sia) di fatto derivante dalla paura di perderlo o non ottenerlo. Nel nostro caso: di non ottenerlo.<br />
Ma cosa significa “ottenere” e perché è così importante?<br />
I Grandi Maestri, come <strong>Gesù Cristo</strong>, il <strong>Buddha</strong> o <strong>Maestro Eckhart</strong> rifuggivano il termine ‘ottenere’. Per loro non vi era nulla da ottenere. La loro modalità di esistere consisteva unicamente nell’Esistere, o meglio, nell’Essere.<br />
La modalità dell’Essere si differenzia da quella sopra citata dell’Avere in quanto basata sull’esperienza soggettiva dell’acquisizione e fruizione di una qualsiasi realtà, o conoscenza come Esperienza soggettiva arricchente. Essa, infatti, arricchisce il proprio bagaglio e non si pone come Bene, come qualcosa di posseduto o possedibile (quindi finito, limitato e limitante), ma favorisce un miglior sviluppo vitale e spirituale.<br />
Dato che tutto ciò, oggi, nell’Era del Consumismo non accade; dato che nessuno prende in minima considerazione le idee dei Grandi Saggi del passato (che in quanto aventi questo titolo meriterebbero ascolto), come si fa a vivere?<br />
Dovremmo forse chiederlo ai grandi imprenditori del Pianeta Avere?<br />
La riflessione a tutti voi, in attesa della fine del mondo.</p>
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		<title>Lettera di un povero pazzo</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 13:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[adult]]></category>
		<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori Controllo]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Pantone]]></category>
		<category><![CDATA[Lettera di un povero pazzo]]></category>
		<category><![CDATA[My space]]></category>

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		<description><![CDATA[No, io il My space non l’avrò mai. No. Neanche per sogno. Perché? Perché mi vergogno. Sì, mi vergogno. Mi vergogno di far vedere a tutti la mia foto. E non voglio scrivere in una tabella i miei gruppi preferiti, perché prima voglio che qualcuno mi chieda quali siano. E le foto dei miei amici non voglio farvele vedere, perché sono tutti brutti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Domenico Pantone</p>
<p style="text-align: right;"><strong><strong><br />
</strong></strong></p>
<p>No, io il My space non l’avrò mai. No. Neanche per sogno. Perché? Perché mi vergogno. Sì, mi vergogno. Mi vergogno di far vedere a tutti la mia foto. E non voglio scrivere in una tabella i miei gruppi preferiti, perché prima voglio che qualcuno mi chieda quali siano. E le foto dei miei amici non voglio farvele vedere, perché sono tutti brutti. E soprattutto non c’è neanche una ragazza, tra le mie foto, perché sono timido e le ragazze mi hanno sempre messo in soggezione. No, non lo voglio fare. Non me lo fate fare. Non lo farò mai.<br />
E sono stanco di subire la vostra violenza. Di tollerare la pornografia delle vostre personalità. Di sopportare l’aggressività del vostro ego smisurato, dei vostri punti esclamativi, delle tabelle disumane in cui imprigionate la vostra esistenza.<br />
Vi odio. Questa è la realtà, vi odio. Odio le vostre facce sorridenti. Odio i vostri umori ambigui e i vostri aforismi a buon mercato, e odio il fatto che scrivete in inglese quando non sapete farlo. Odio le vostre foto artistiche, i vostri sogni e le vostre ambizioni, e soprattutto odio quella musica diabolica che mi aggredisce quando entro nelle vostre maledette pagine. La odio perché parte da sola, perché è incalzante, determinata, implacabile, assassina.<br />
I vostri miti, i vostri eroi, li conosco già, ne ho sentito parlare, sono sempre gli stessi. Odio anche loro. Perché vi rappresentano, perché li avete assoggettati, per ravvivare il grigiore delle vostre vite spente e del vostro mostruoso anonimato. E li esibite, immolandoli, facendone olocausto, sacrificandoli al vostro aberrante bisogno di autodefinirvi, di nominarvi, di rappresentarvi.<br />
Odio il vostro malefico ipertesto, che riproduce la superficialità delle vostre sensazioni, l’arroganza dei vostri pensieri, la menzogna dei vostri obiettivi. E odio i vostri “amici”, mortificanti appendici della vostra esigenza di aggregarvi, di contattarvi, di prostituirvi.<br />
Avete rinnegato ogni forma d’ascolto, avete umiliato il tempo e lo spazio, avete emarginato i mondi e le persone. Siete degli spietati assassini.<br />
Qualcuno, tra voi, vorrei conoscerlo davvero. Vorrei chiedergli che musica ascolta e che libri legge, e magari anche cosa pensa della vita e della morte, visto che vi piace tanto parlarne. Ma preferirei che non mi rispondesse, perché insicuro, perché si vergogna, perché<strong> </strong>è meglio che rimanga in silenzio. Almeno una volta. <strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Freddo (Impression)</title>
		<link>http://www.re-volver.it/2009/freddo/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 18:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori Controllo]]></category>
		<category><![CDATA[Freddo]]></category>
		<category><![CDATA[Impression]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Sigismondi]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Freddo. Lo senti sul viso: ti schiaffeggia, ti punge, ti sveglia. Allacci di più il cappotto, stringi la sciarpa, le mani in tasca. Guardi i tuoi piedi mangiare l’asfalto, scandire il tempo al ritmo del tuo passo. La mente avvinghiata alle idee cerca di non crollare, di non cedere il passo al corpo che reclama vita.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Marco Sigismondi</p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
<p>Freddo.<br />
Lo senti sul viso:  ti schiaffeggia, ti punge, ti sveglia. Allacci di più il cappotto, stringi la sciarpa, le mani in tasca. Guardi i tuoi piedi mangiare l’asfalto, scandire il tempo al ritmo del tuo passo. La mente avvinghiata alle idee cerca di non crollare, di non cedere il passo al corpo che reclama vita. La mente cerca di portarti via, ma non andrai molto più in la di dove vorranno i tuoi anfibi.<br />
Il mondo è fatto di colori, sempre gli stessi: nero, giallo, rosso, blu. La notte avanza presto:  è già lì ad aspettarti quando ti svegli. I tuoi piedi continuano a mangiare l’asfalto.<br />
Gli occhi, lo sguardo, lo specchio di un cielo vuoto. Poche nuvole, pochi soli, poche stelle, molti lampi. Tuoni nella mente che sovrastano le onde esauste dei tuoi pensieri. Fottuta solitudine.<br />
Un paio di cuffie per chiudere ogni entrata al tuo cervello, per lasciarlo piangere sull’Étude op.25 n.12 di Chopin, per piangere sulle note di quel pazzo polacco. Combatti il mondo con dei tasti d’avorio: fai come lui, fottitene ancora, fottitene e basta. Prendi la spada e vomita altro inchiostro e altro sangue. E che si mischino. Vomita ancora, svuotati di tutto, di alcol e pizza, di fumo e rabbia. Vomita inchiostro e mangia l’asfalto.<br />
Corri. Finché la strada cesserà di avere forma, finché il mondo intero cessi di avere forma. Il vento e il freddo ora ti spingono addosso ai passanti. Scansali senza una parola di scusa, le mani in tasca, il cuore pure.</p>
]]></content:encoded>
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