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	<title>re-volver &#187; Revolver</title>
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	<description>Re-volver è una rivista di arte e cultura che esplora vari settori: cinema, musica, teatro, letteratura, pittura, fumetto, scienza e tecnologia, scienze alimentari, sport. re-volver.it</description>
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		<title>Andiamo sul sicuro: Robben Ford</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 15:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Epifanio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Niente distorsioni brucianti, niente denti sulle corde, niente mirabolanti show di luci, niente pubblico preso da danzanti convulsioni musicali, solamente chiaro e sincero blues, proprio come doveva essere. Robben Ford costruisce il proprio stile musicale nuotando come un pesce tra le fangose vasche del Blues, del Jazz e del Funk.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Daniele Epifanio</p>
<div id="attachment_6372" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/R_1.jpg.jpg"><img class="size-medium wp-image-6372 " alt="Robben Ford Live Orion Club 3/4/2013" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/R_1.jpg-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Robben Ford Live Orion Club 3/4/2013</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Live Orion Club 3 Aprile 2013.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Niente distorsioni brucianti, niente denti sulle corde, niente mirabolanti show di luci, niente pubblico preso da danzanti convulsioni musicali, solamente chiaro e sincero blues, proprio come doveva essere.<br />
In una carriera musicale ricchissima di collaborazioni eccelse, tra le quali la più importante ai fini della sua notorietà fu probabilmente quella con <b>Miles Davis</b> (noto oltre che per la sua genialità creativa anche per il suo grandissimo intuito da talent scout), <b>Robben Ford</b> costruisce il proprio stile musicale nuotando come un pesce tra le fangose vasche del Blues, del Jazz e del Funk. Salta da una vasca all’altra, porta con sé la scia del liquido in cui era immerso e fonde così vari generi musicali, mantenendo però sempre il suo marchio di fabbrica. Effettivamente è forse quest’ultimo un termine adatto, “marchio Robben Ford” perché da quei due libri (rispettivamente di accordi e di scale Blues) che comprò per insegnarsi l’arte del Blues e dal derivante groviglio di conoscenze, è riuscito ad estrarre un timbro sonoro ed un stile musicale che per un orecchio amante del genere è difficile confondere.<br />
Vedendolo muoversi sul palco mi è venuto da pensare che il tempo da lui passato negli anni ‘70 con il maestro di meditazione <b>Chögyam Trungpa</b><sup>1</sup> (riconosciuto come l’undicesima reincarnazione della linea Buddista dei Tulku Trungpa) deve aver prodotto i suoi frutti: sorridente sin dal primo momento in cui si avvicina al microfono, la sua presenza sul palco rimane, per le quasi due ore di concerto, fortemente positiva.<br />
È accompagnato da un trio di musicisti di altissima qualità e i suoi assoli si alternano a quelli degli altri tre, in particolare a quelli di una piccola tastiera Hammond dietro la quale è appostato <b>Ricky Person</b>; talvolta, con i suoi movimenti scenici ed energici, è lui a incantare il pubblico, ancor più di Robben Ford stesso.<br />
La band presenta l’ultimo album del chitarrista americano <i>Bringing it Back Home</i> e ne alterna i brani con alcuni pezzi storici di Robben, come <i>Nothing to Nobody</i>; un Cd morbido e sorridente, il suo recente lavoro, ricco di cover risalenti all’R&amp;B e al Soul degli anni ‘60, nel quale la chitarra, saltando dallo Smooth Jazz al Blues, non dimentica mai la finalità dell’album stesso: portarvi nella serenità e nel relax con cui probabilmente l’autore sta vivendo i suoi anni. Sorprendente, invece, è stata la performance del pubblico: prevedibilmente statico. Rami d’albero tricolore, di cui le foglie neanche il vento caldo del singolare Blues “marchiato Robben Ford” è riuscito a far danzare. Mi chiedevo se gli occhi incollati sulle sue dita fossero segno di una divina contemplazione della poesia musicale oppure, grottescamente, invidia per un fenomeno artistico che più che meritare semplice apprezzamento necessita osservazione e studio scientifico… l’ennesima conferma che questo genere musicale, che storicamente non ci appartiene, ha attecchito nel nostro paese in modo superficiale. Immagino Robben e gli altri tre musicisti rimpiangere il pubblico americano che, al di là degli onnipresenti urlatori ubriachi, riesce non solo ad utilizzare la vista e le mani per gli applausi, ma è altrettanto capace di farsi trasportare con tutto il corpo dal profondo sound che musicisti di questo calibro sono in grado di regalarci.<br />
<sup>1 </sup>: Robben Ford’s Bio. on <a href="http://www.robbenford.com">www.robbenford.com</a></p>
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		<title>Elementalea &#8211; Mario Mariani</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 00:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Elementalea, opera musicale dedicata alle creature spirituali della natura che Paracelso definiva “elementali”. Le “composizioni istantanee” di Mario Mariani si animano sullo sfondo di un’orchestra “naturale” che prende vita attraverso le espressioni sonore di flora e fauna.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Mario-Mariani-Elementalea.png"><img class="size-full wp-image-6328 alignleft" alt="Mario Mariani - Elementalea" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Mario-Mariani-Elementalea.png" width="362" height="314" /></a>In uscita il 31 Ottobre 2012 <b><i>Elementalea </i></b>di <b>Mario Mariani</b>, il compositore e pianista che si è distinto nel panorama nazionale per il suo stile unico e le sue iniziative particolarissime, tra cui la residenza artistica di un mese all’interno della <b>Grotta dei Prosciutti (2010) </b>in cima al Monte Nerone ed il <b>Teatro Libero del Monte Nerone (2011/2012)</b>, un festival a impatto zero all’insegna del rispetto della natura e della spiritualità. Ispirato a quest’ ultima esperienza, che lo ha visto ideatore di una serie di performance all’aria aperta, il nuovo album di Mariani è stato registrato in presa diretta nella Pineta di Fosto, ai confini tra Marche e Umbria, nell’arco di una giornata e testimonia il passaggio dal giorno alla notte, dal canto delle cicale ai grilli.<br />
<b><i>Elementalea</i></b>, dedicato alle creature spirituali della natura che Paracelso definiva “elementali”, è coprodotto dall’etichetta personale dell’artista Zingaroton e da Ala Bianca Group e sarà presentato a stampa e pubblico con showcase e concerti in tutt’Italia a partire da Pesaro, il 29 Settembre al Centro Arti Visive Pescheria, e Urbino, il 6 Ottobre al Teatro Sanzio in occasione del Biosalus Festival.<br />
Le “composizioni istantanee” di Mario Mariani si animano sullo sfondo di un’orchestra “naturale” che prende vita attraverso le espressioni sonore di flora e fauna che popolano il bosco: dal frusciare di rami e foglie al vento di <b><i>Invocation</i></b>, al duetto al piano con un uccellino di <b><i>Avioloquium</i></b>, vero e proprio dialogo tra l’artista e l’ambiente scandito dal passare del tempo come in <b><i>Vespera ad Astra</i></b> e <b><i>Crepuscolaurea.</i></b><br />
Una ricerca musicale che mira al recupero del rapporto uomo‐natura in una fusione di scienza e spiritualità, stimolando un viaggio dentro sé stessi alla ricerca del proprio io “transpersonale”. Quasi una musicoterapia dagli effetti ipnotici, che crea serenità e prepara alla meditazione come in <b><i>Meditation on the inner temple</i></b>, alla cui bonus track sono state aggiunte onde theta, che stimolano la sincronizzazione tra i due emisferi cerebrali generando nell’ascoltatore un benefico effetto di rilassamento e visualizzazione creativa. Se ne consiglia l’ascolto in cuffia o meglio ancora all’aria aperta, immersi nella natura.<br />
Secondo album di pianoforte solo del musicista marchigiano, <b><i>Elementalea</i></b>, con la copertina rigorosamente in carta riciclata, testimonia la svolta olistica dell’artista che, partito dalla ricerca “estrema” delle sonorità pianistiche di <b><i>Utopiano</i></b>, ora si confronta con la sincronicità della Natura, in una “sinfonia” che si rinnova di continuo, rendendo l’ascoltatore parte di questo magico processo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Nato a Pesaro nel 1970, Mario Mariani si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Musica “G. Rossini ”intraprendendo una lunga carriera come compositore e solista con all’attivo la partecipazione a numerosi Festival italiani ed internazionali. Di recente apparso nella puntata speciale dedicata alle Marche di “Road Italy” di Rai e nel reportage di Repubblica TV dedicato alla sua residenza artistica nella Grotta dei Prosciutti in cima al Monte Nerone, Mario Mariani ha collaborato tra gli altri con Elio (delle Storie Tese) nell’opera lirica “Isabella” di Azio Corghi e con gli artisti Giuliano Del Sorbo e Massimo Ottoni nelle performance “Action Music Action Painting” e</i><br />
<i>“Mandala”. Mario Mariani ha inoltre composto le sigle del Festival di Venezia delle edizioni 1999/2001 e 2005/2007 e le musiche di numerosi spot di noti marchi tra cui Microsoft, Toyota e Fiat, oltre ad aver firmato numerose colonne sonore, tra cui tutti i lungometraggi di Vittorio Moroni ed il film di prossima uscita “Notte finisce con gallo” di Matteo Pellegrini con cast internazionale (Aleksei Guskov, Eric Ebouaney, Filippo Timi e molti altri). Di recente si è aggiudicato il Premio Novaracinefestival per la migliore colonna sonora per il film di Andrea Lodovichetti “Sotto il mio giardino”.</i></p>
<p><a href="http://www.mariomariani.com">www.mariomariani.com</a></p>
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		<title>La porta dimensionale  Intervista ad Adriano De Vincentiis</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 01:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io amo il disegno puro, il disegno come applicazione diretta della visione, del sogno, della forza creativa. In questa prospettiva, ravviso un appiattimento tremendo del fumetto e del disegno. Onestamente, il panorama artistico mi pare ripetitivo, privo di genio e perfino di talento.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"> di <a href="http://www.lucatorzolini.com">Luca Torzolini</a></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Che cos’è il fumetto?</b><br />
Il fumetto trova la sua più felice definizione in “arte sequenziale”. È una definizione che mi piace perché rispecchia i motivi per cui mi attrasse enormemente già da bambino: mi affascinava l’idea che tutto quello che avrei disegnato avrebbe avuto un’evoluzione, ogni disegno poteva essere ammirato singolarmente e allo stesso tempo era una parte di un macrocosmo; mi piaceva l’idea che nessun disegno fosse mai la fine di questa esperienza, ma solo un passaggio che portava ad altri disegni. Ho sempre provato un piacere incredibile nel dedicarmi ad una vignetta di un fumetto, proprio perché sapevo che era solo un tassello di un caleidoscopio enorme, un mondo di frammenti legati tra loro. La vignetta è il fulcro del fumetto, il suo cuore, ogni vignetta è un cuore, nessuna vignetta può essere esclusa perché è il cardine della narrazione: ogni vignetta pulsa di vita propria. La conseguenza logica di questa definizione mi dona la possibilità di sperimentare continuamente. Non ripetermi mai, in ogni vignetta e in ogni pagina trovare sempre una soluzione nuova, una nuova esperienza: estremamente eccitante.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6284" alt="La porta dimensionale - Intervista ad Adriano De Vincetiis 1" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-porta-dimensionale-Intervista-ad-Adriano-De-Vincetiis-1.jpg" width="458" height="567" /></p>
<p><b>Come vedi il fumetto, oggi?</b><br />
Concependo il fumetto come un prolungamento del disegno applicato all’interno di una sequenzialità, purtroppo lo vedo molto male. Io amo il disegno puro, il disegno come applicazione diretta della visione, del sogno, della forza creativa. In questa prospettiva, ravviso un appiattimento tremendo del fumetto e del disegno. Onestamente, il panorama artistico mi pare ripetitivo, privo di genio e perfino di talento. Da quando il media “fumetto” è stato sottratto a chi sentiva un bisogno irrefrenabile di realizzarlo come una delle tante espressioni della propria creatività ed è stato messo in mano a semplici mestieranti, da quando si insegna come disegnare un fumetto e si sono creati stili, schemi, leggi, scuole e stilemi, da quando, specialmente, le grandi majors hanno scoperto che potevano fare molti soldi con i fumetti e quindi hanno iniziato a sovraccaricare il mercato, dando quindi lavoro a tantissimi disegnatori e sceneggiatori, tutto si è appiattito. Certo, ci sono grandissimi artisti che lavorano in questo campo, ma sono pochissimi; il resto applica degli schemi senza aver dentro nessuna forza dirompente ed evocativa, applicano il disegno come degli studenti, emulando in modo grossolano e volgare. La maggior parte dei disegni che si vedono oggi nei fumetti sono brutti, approssimativi, ripetitivi e freddi. È un peccato. Io passo ore nelle fumetterie, nelle librerie o su internet prima di trovare qualcosa che mi faccia davvero impressione. A volte trovo qualcosa ma devo cercare, sfogliare, guardare tante di quelle cose per trovare qualcosa che davvero vorrei a casa mia, che potrebbe insegnarmi qualcosa e far evolvere il mio modo di lavorare. Il grosso problema è che la produzione attuale sta anche formando il gusto estetico dei lettori, che, sempre meno preparati sull’arte, sul disegno e sul fumetto, si accontentano, subendo un abbassamento progressivo ed allarmante del loro gusto estetico, con le conseguenze logiche che si possono immaginare facilmente: gli piace praticamente tutto. Il lettore medio non è più abituato ad immagini grandiose, monumentali, piene di grazia o di sapienza nel disegno, non sa riconoscere un volto disegnato di scorcio da un profilo senza volume, non ha la minima idea delle regole di composizione, di prospettiva e spazio, di equilibrio delle masse e di conseguenza si lascia affascinare da prodotti scadenti e volgari, sostituendo quello che dovrebbe essere il bello con quello che è creato da chi per primo si accontenta del proprio lavoro, o lavora per tirare su uno stipendio minimo disegnando.</p>
<p><b>Il Fumetto è arte?</b><br />
Lo è stato, quando la parola Arte aveva ancora un significato, portato “avanti” regalmente e partecipato da artisti che producevano per puro bisogno creativo. Oggi l’arte non esiste più, oggi l’arte è mercato, furbizia, competizione. È uno status sociale che si usa per crearsi un’immagine, per darsi un’identità. Il fumetto è stato arte quando vi era una forte impronta artigianale. Per risponderti bene, io credo che oggi al fumetto manchi l’arte, tremendamente. Anzi, il fumetto sta allontanando i disegnatori dall’arte, sta diventando una trappola. I grandissimi fumettisti di una volta, quelli della golden age in America ad esempio, ma anche in Europa e in Asia, erano disegnatori che, come dovrebbe essere, non potevano prescindere dall’arte tutta. In questi fumettisti vedevi dei risultati entusiasmanti, illuminanti, intravedevi chiaramente che essi continuavano a guardare ed ammirare i pittori di tutti i tempi, gli scultori, gli architetti. Penso soltanto a Jeffrey Jones, un esempio su tutti, ma potrei fare decine di esempi in cui, in una tavola a fumetti o in un’illustrazione creata per il mercato del fumetto, e non dell’arte, si percepivano le influenze di pittori e disegnatori di due secoli addietro. Oggi il fumettista invece è il contrario, si chiude dentro questa definizione e non ha più influenze artistiche, si lascia influenzare solo da altri fumettisti, accumulando errori e mancanza di stile, riducendo il suo campo di interesse e di indagine solo ed esclusivamente al fumetto. I super eroi poi, dopo l’avvento disastroso di <i>Disney </i>in <i>Marvel</i>, stanno davvero, a mio avviso, rincoglionendo tutti. Adesso, per quanto si è massificata questa immagine pregressa ed imposta dalle majors unite, se un disegnatore non usa le sue capacità per ritrarre Hulk o Iron Man, o Spider Man non viene nemmeno considerato. Questo è tremendo e deprimente.</p>
<p><b>Chi sono stati i maggiori illustratori/fumettisti italiani e perché?</b><br />
Ti posso elencare quelli che considero veri fumettisti, speso anche illustratori, in ordine sparso: <b>Guido Crepax</b>, <b>Dino Buzzati</b>, <b>Dino Battaglia</b>, <b>Roberto Raviola </b>in arte <b>Magnus, Tanino Liberatore</b>, <b>Milo Manara</b>, <b>Guido Buzzelli</b>, <b>Attilo Micheluzzi</b>, <b>Andrea Pazienza</b>, <b>Vittorio Giardino</b>, <b>Roberto Baldazzini</b>, <b>Paolo Eleutieri Serpieri</b>, <b>Sergio Toppi</b>, sicuramente dimentico molti…</p>
<p><a href="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-porta-dimensionale-Intervista-ad-Adriano-De-Vincetiis-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6285" alt="La porta dimensionale - Intervista ad Adriano De Vincetiis 2" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-porta-dimensionale-Intervista-ad-Adriano-De-Vincetiis-2.jpg" width="398" height="567" /></a><b></b></p>
<p><b>Cos’è per te la bellezza?</b><br />
La bellezza è un evento che si causa nella percezione di qualcuno quando partecipa ad una esperienza che lo modifica, migliorando la sua vita.</p>
<p><b>Che significato assume la parola “sperimentazione” nei tuoi lavori? E nella vita?</b><br />
Poco significato. La parola sperimentare ed esperimento mi è sempre stata antipatica, altrettanto la sua pratica, a maggior ragione nell’arte. Sperimentare significa provare, fare un tentativo, senza la certezza di quale risultato questo ci dia. Non fa per me. Nell’arte non dovrebbe esistere, anzi, tutte le sperimentazioni artistiche le trovo davvero brutte, nell’arte ci si dovrebbe applicare su qualcosa che si conosce, sicuri di quello in cui si vuole riuscire, altrimenti il tutto, come spesso accade in questo campo, acquista il sapore di una grande presa per il culo.</p>
<p><b>Il tuo primo fumetto?</b><br />
Un adattamento di <i>Flash Gordon</i>, in chiave pseudo pornografica, che disegnai su un quaderno a quadretti della scuola, credo intorno ai 7-8 anni. Era il mio quaderno segreto e lo aprivo solo quando ero estremamente eccitato, lo conservo ancora per fortuna. Tutt’ora lavoro solo quando qualcosa mi eccita, altrimenti lascio stare.</p>
<p><b>Credi nella possibilità che un’istituzione accademica possa insegnare a disegnare?</b><br />
No, nessuna istituzione e nessuna accademia può farlo, un rapporto tra persone si. La scuola è obbligatoria, drammatica, inutile e dura anche troppo, è un dramma continuare a vederla anche quando finalmente se n’è usciti. Le accademie e le scuole nella loro istituzione portano soltanto a risultati accademici e scolastici, e purtroppo oggi si vede quasi solo quello, scuola ed accademia, non c’è più il genio, l’artista che fa qualcosa che sacrosantamente mette in discussione tutto quello che hai fatto fino a quel momento, quando lo guardi. Come diceva qualcuno, il capolavoro non deve farci riflettere sul valore dell’opera che ammiriamo, ma sul nostro valore.</p>
<p>È <b>difficile ricreare il movimento nel fumetto? Come si fa?</b><br />
Il movimento nel fumetto non esiste, non dovrebbe almeno, però io trovo più dinamici i fumetti rispetto al cinema. Adesso c’è talmente tanto movimento nel cinema che davvero sembra di star fermi, sì, perché tutto è uguale e piatto, praticamente immobile. Invece nel fumetto il movimento è suggerito, e funziona solo se il disegnatore è veramente bravo. Il disegnatore di fumetti non può appoggiarsi ad uno studio di produzione di effetti speciali e 3D che farà praticamente tutto il film, si deve affidare solo alle sue capacità e, se le ha, crea il movimento più bello, quello che si vive leggendo, non quello che viene spiattellato sullo schermo per 2 ore, sempre avvilente e statico. D’altronde non sono io a dirlo, ma i più grandi sceneggiatori mondali “la scena d’azione sospende la storia, blocca le emozioni dei personaggi, ed è praticamente estremamente noiosa”.</p>
<p><b>Quali sono i vantaggi e gli svantaggi nel realizzare un fumetto in bianco e nero e uno a colori?</b><br />
Nel colore lo svantaggio è che è tutto detto, mostrato. Nel bianco e nero il vantaggio è che tutto è da immaginare.<br />
<a href="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-porta-dimensionale-Intervista-ad-Adriano-De-Vincetiis-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6286" alt="La porta dimensionale - Intervista ad Adriano De Vincetiis 3" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-porta-dimensionale-Intervista-ad-Adriano-De-Vincetiis-3.jpg" width="567" height="398" /></a></p>
<p><b>Quali sono a tuo avviso i limiti del fumetto e quali invece le possibilità proprie solo di quest’arte?</b><br />
Ogni media è senza limiti, ogni espressione è senza limiti, potenzialmente, il limite esiste solo nell’essere pessimi. Se ci si eleva al meglio, non esistono limiti. Il disegno è una pratica talmente pura e millenaria che non può avere limiti, è la pratica di base dell’uomo che applica la sua immaginazione e la comunica, prima a se stesso, poi agli altri. È una delle prime forme di comprensione del mondo e di espressione del bambino, una cosa fatta di disegno dovrebbe essere senza limiti, a patto che vi si applichino soltanto artisti che sanno volare. Altrimenti il limite si trova subito, in basso. Ha limiti il sogno? Il disegno dovrebbe rappresentare sogni, e far sognare chi è sveglio.</p>
<p><b>Letteratura, pittura, musica&#8230; quanto le altre arti influenzano il tuo lavoro e in che modo?</b><br />
Potrei sembrarti eccessivamente romantico dicendoti questo, ma tu mi conosci e sai che la penso veramente così: l’immagine è suono, il suono è immagine, lo scritto è parlato, il parlato è scritto. Le arti hanno bisogno l’una dell’altra, tutte, sono tutte sorelle e fratelli e una sconfina nell’altra. Io vedo le immagini più belle quando ascolto musica, scrivo i più bei libri quando parlo, ascolto le più belle musiche quando disegno e sento parlare voci quando leggo: è tutto collegato e ogni espressione vive nell’altra.</p>
<p><b>Se potessi essere un supereroe, chi vorresti essere? Perché?</b><br />
La cosa che mi ha sempre fatto sognare dei super eroi è la capacità di volare. Quando ho visto <i>Superman </i>al cinema, quello del 1978 di <b>Richard Donner</b>, ne sono uscito sconvolto. Ho sognato poi per decenni di poter volare grazie ad un mantello rosso e degli stivali color fuoco. Davvero, era il sogno più bello ed eccitante che io potessi avere. Oggi ti direi che vorrei il super potere dell’invisibilità: è decisamente un potere indispensabile, per tutto. Per sottrarsi finalmente a tutti gli intercettamenti, per poter essere finalmente invisibile e solo, per togliermi definitivamente da sotto gli occhi di chi mi rompe i coglioni ed essere finalmente me stesso, inclusi anche tutti gli utilizzi erotici indispensabili in questo mondo castrato dalla privacy e dal pudore.</p>
<p><b>Quanto è importante il sesso nella tua vita e come influisce nella tua arte?</b><br />
Il sesso è tutto, è ovunque, in tutte le cose. Non si può scindere il sesso dalla vita. Io davvero non capisco e non capirò mai come possa essere tabù oppure argomento di provocazione o addirittura di scandalo una cosa che è semplicemente l’origine della vita, l’istinto di unione più forte che esiste, la spinta al piacere più naturale e pulita che esista. La negazione, il divieto, la concettualizzazione del sesso invece sono devastanti; sono i puristi e quelli che si scandalizzano che hanno davvero grossi problemi. Tu sai benissimo che io profetizzo, sogno e auguro all’umanità un mondo di sesso libero, in cui tutti possano finalmente scopare ed accoppiarsi per strada, nei campi, nei parcheggi, ovunque: la fine del pudore e dei tabù. Quello sarebbe un mondo che ci invidierebbero anche da galassie lontane milioni di anni luce, allora sì che verrebbero a visitarci gli alieni, che per adesso, secondo me, hanno solo buoni motivi per starci alla larga.</p>
<p><b>E la politica?</b><br />
Se ti riferisci a destra e sinistra e centro, si definiscono da soli nei loro termini: indicazioni di direzione del pensiero colonizzato, né più né meno dei segnali stradali. Una direzione semplicistica che contiene un’illusione di scelta che si dà al popoletto in modo che si convinca, votando, di aver scelto qualcosa, ma è una scelta ignobile come quella che passa tra scegliere una marca di sigarette invece di un altra, un hamburger invece di un altro. Destra e Sinistra sono come Coca Cola e Pepsi. Si crede di scegliere e ci si da una identità. Nessuno invece sceglie fuori da queste regole che sono chiaramente fatte per le pecore, e chi lo fa viene immediatamente eliminato. Si sa, da che mondo è mondo, che la cosa più pericolosa per ogni sistema è un uomo che pensa individualmente. Allora, si fa in modo che pensi e che addirittura le sue convinzioni più profonde, etiche e morali, siano dettate da un partito e da leaders, convinzioni che non appartengono alla persona, ma per le quali la persona è disposta a combattere fino alla morte, a litigare, ad attaccare e a fare del male agli altri. Ciò dovrebbe rendere palese l’altro obiettivo degli schieramenti politici, che tra l’altro è anche palesemente scritto e dichiarato in tantissimi documenti ufficiali: aumentare l’odio e l’astio tra le classi sociali, è talmente evidente e logico da rendere assurdo il fatto che l’essere intelligente ancora caschi in questi giochetti. Una delle cose più assurde ed incomprensibili, in assoluto, è la politica e le sue tribune, la gente guarda ore di dibattiti tenuti da questi burattini, ascolta perennemente le stesse cose, sempre le stesse, mischiate in un linguaggio totalmente incomprensibile, perché è in realtà incomprensibile dato che non c’è nulla da comprendere. Sono discorsi dove nessun concetto viene espresso, eppure, continuano a guardarli, continuano a comprare i giornali e a farsi colonizzare il cervello, invece di liberarsi finalmente da questo giogo che uccide la mente e la libertà del pensiero. La politica è una gigantesca sceneggiata messa in atto in un teatro tetro alla quale credono tutti, alla quale io non partecipo.</p>
<p><b>Che cosa rappresenta per te la Vagina?</b><br />
Una porta dimensionale. È evidente. È un passaggio attraverso il quale ciò che non era in questo mondo o dimensione viene e si manifesta in questo mondo e dimensione, venendo da non si sa dove, da una dimensione altra perché prima non era manifesto. È una porta dalla potenza incalcolabile, il limite più alto della vita che si esprime nella sua apertura e alle cui leggi pone fine in questa dimensione soltanto un’altra forza inspiegabile e dal potere sovrumano: la morte. La vagina sta lassù, è la corona irraggiungibile che adorna la fronte delle leggi assolute, la vita e la morte, insieme nel grandissimo e commovente mistero dell’esistenza. Per questo, e non solo, io la venero. Tutti dovrebbero venerarla e insieme venerare la femmina, unica portatrice di questo potere e di questa meraviglia delle meraviglie. La vagina è l’elisir, nel suo senso più alchemico e magico, nel suo senso archetipo ed originale.</p>
<p><b>Per te quindi la donna è un essere superiore all’uomo?</b><br />
Assolutamente si, è ovvio e ne sono convinto. La storia “moderna” è la storia della sottomissione della donna. La modernità corre di pari passo con la crescita di una società che impone il patriarcato contro il matriarcato. Ma questo spiega solo una cosa: Il bisogno del sistema di annichilire una potenza pericolosa, la femmina, da sempre portatrice dei poteri più assoluti, magici, supremi. La femmina soltanto era strega, strega nel senso più letterale e bello del termine, nel senso magico, di colei che conosce e controlla i poteri della natura, e presto, ecco che la strega diventa l’essere da perseguitare. Poi s’inizia a perseguitare la puttana, oppure a rinchiuderla nelle case, appunto, denominate “chiuse”. La femmina non si può permettere il piacere sessuale come fa l’uomo, ma deve rientrare in ranghi e regole bieche e retrograde, inaccettabili, perché anche quello del sesso è un potere supremo, destinato a pochissimi. Purtroppo oggi, e dico purtroppo con un gran dolore, la donna e i bambini sono quelli che vivono il dramma più tremendo. Le donne non si sono mai più emancipate da questa sottomissione e me ne dispiaccio amaramente. Se non le cerchi con il lanternino, non si trovano femmine che vivono il loro essere in modo libero e senza paura di uscire dai ranghi imposti. Purtroppo oggi la donna è davvero ridotta ad un ruolo semplificatissimo e fatto solo di divieti e schemi e tutto questo è una enorme disgrazia. Oggi la donna può essere 4 cose e basta: Madre, Moglie, Puttana o Donna in carriera. Punto. Donna in carriera è forse più offensiva delle altre, perché è una definizione sociale fatta apposta per le femmine, come se non fosse possibile per una donna, semplicemente, essere quello che gli pare. Addirittura, poi, c’è la festa della Donna, trattata appunto come una categoria a parte che si deve pure consolare una volta all’anno. Cose di un’insolenza e di una tristezza inenarrabili, alle quali ogni femmina dovrebbe sottrarsi e ribellarsi. Come i matrimoni, rituali assurdi in cui, nell’allucinante bisogno di far rientrare l’unione dei sessi e degli individui dentro un rango sociale, lo stare insieme tutto d’un tratto si riempie solo di obblighi e divieti, all’interno dei quali la femmina deve rinunciare al proprio nome e sottomettersi al maschio in una gabbia assurda in cui viene negata ogni scelta, per prima quella di decidere di andarsene, la quale, a questo punto, deve passare attraverso un altro rituale, l’assurdo divorzio. Uno scempio dell’individuo a capo del quale c’è prima lo Stato ignobile e poi, complice, la chiesa. Io spero davvero in un’emancipazione definitiva delle donne che riporti il sistema sotto il loro controllo totale, perché così era destinato.</p>
<p><b>The End?</b><br />
Every end is a goodbye.</p>
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		<title>43° Parallelo</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 01:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fumetto di Adriano De Vincentiis]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Adriano De Vincentiis</p>
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		<title>La vuoi una striscia? Sci Oh!  Intervista a Marco Calcinaro</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 01:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi piacciono le comic strips o “strisce” se preferisci; mi piace l’idea di poter raccontare una storia in maniera sintetica. Se si riesce ad esprimere il concetto in maniera concisa non vedo perché dilungarsi troppo, incappando nel rischio di diventare noiosi: la noia è il male peggiore di tutti i tempi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <a href="http://www.lucatorzolini.com">Luca Torzolini</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-vuoi-una-striscia-Sci-Oh-Intervista-a-Marco-Calcinaro-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6277 aligncenter" alt="La vuoi una striscia - Sci Oh! - Intervista a Marco Calcinaro 2" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-vuoi-una-striscia-Sci-Oh-Intervista-a-Marco-Calcinaro-2.jpg" width="490" height="735" /></a><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Cos’è un fumetto?</b><br />
Una forma di comunicazione fatta di immagini e narrazione.</p>
<p><b>Cosa ti ha spinto ad intraprendere la via del fumetto?</b><br />
La passione per il disegno.</p>
<p><b>Chi sono i tuoi maestri?</b><br />
Sono molti gli artisti che amo; ma se parliamo di fumetto, ammiro molto il lavoro di <b>Andrea Pazienza</b>, <b>Benito Jacovitti</b>, <b>Robert Crumb</b>, <b>Charles M. Schulz</b>.</p>
<p><b>Che tipo di narrazione prediligi? Continuity, Graphic Novel o hai in mente altro?</b><br />
Mi piacciono le comic strips o “strisce” se preferisci; mi piace l’idea di poter raccontare una storia in maniera sintetica. (Forse lo avrai capito dalle mie precedenti risposte).<br />
Se si riesce ad esprimere il concetto in maniera concisa non vedo perché dilungarsi troppo, incappando nel rischio di diventare noiosi: la noia è il male peggiore di tutti i tempi.</p>
<p><b>Quali analogie e quali differenze ha il fumetto con le altre arti? Quali sono a tuo avviso i limiti del fumetto e quali invece le possibilità proprie solo di quest’arte?</b><br />
Come le altre forme d’arte il fumetto dovrebbe provocare delle emozioni, grazie alla sua facilità di lettura. Il fumetto è una forma d’arte molto popolare e questo può essere il suo limite e allo stesso tempo il suo punto di forza.</p>
<p><b>Cos’è per te la comicità? Esistono delle regole o dei paradigmi per realizzare un fumetto comico?</b><br />
La comicità è un modo per rappresentare la realtà.<br />
La comicità esiste già in natura, l’autore comico deve solo trovarla e rappresentarla: <b>Michelangelo </b>diceva che la scultura era già imprigionata nel blocco di marmo e che lo scultore doveva solo rimuovere l’eccesso di materia per trovarla; allo stesso modo il comico deve scalpellare la realtà per trovarne il lato comico. Per realizzare un fumetto umoristico vale la stessa regola sopra citata; in più il fumetto ha uno strumento importante a supporto, il disegno caricaturale, anch’esso mezzo di rappresentazione della realtà, del lato più grottesco e comico di essa.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Com’è nato Sci Oh?</b><br />
Ho disegnato i personaggi principali, li ho guardati per un paio di ore per capire quale fosse la loro personalità e cosa avevano da dire&#8230; La prima cosa che mi hanno detto è stata “Sci Oh!” (intercalare dialettale in uso a San Benedetto del Tronto).<br />
Così ho iniziato ad ambientare <i>Sci Oh </i>nella mia città natale, San Benedetto del Tronto, usando talvolta qualche parola dialettale per rappresentare al meglio la realtà provinciale; credo che questa autenticità sia stata la chiave di lettura che ha fatto appassionare al mio fumetto migliaia di lettori.<br />
Partito come fenomeno locale, oggi è seguito in tutta Italia e addirittura oltre frontiera: la pagina ufficiale di facebook conta, in soli quattro mesi, oltre 26.000 “Mi Piace” e ha toccato punte di 60.000 utenti unici che si sono divertiti a leggere le vignette.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-vuoi-una-striscia-Sci-Oh-Intervista-a-Marco-Calcinaro-1.jpg"><img class="size-full wp-image-6278 aligncenter" alt="La vuoi una striscia - Sci Oh! - Intervista a Marco Calcinaro 1" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/La-vuoi-una-striscia-Sci-Oh-Intervista-a-Marco-Calcinaro-1.jpg" width="567" height="567" /></a><br />
<b>Che cos’è per te la sperimentazione?</b><br />
Sperimentazione = evoluzione, senza sperimentazione l’uomo sarebbe piatto e il mondo fermo.Io sperimento sempre: cambio idee e tecniche per sperimentarne di nuove; mi piace la tecnologia e cerco di usarla per migliorare il mio lavoro e il mio stile di vita.<br />
Ho una formazione accademica, studiai le tecniche tradizionali del disegno e della pittura. La voglia di sperimentare mi ha spinto verso lo studio delle tecniche digitali: oggi utilizzo spesso il computer per realizzare i miei lavori… e se domani verranno fuori nuovi strumenti per il disegno, li proverò di sicuro.</p>
<p><b>Quali sono i vantaggi e gli svantaggi nel realizzare un fumetto in bianco e nero e uno a colori?</b><br />
Non credo ci sia differenza tra queste due tecniche. Talvolta un fumetto in bianco e nero può esprimere una moltitudine di colori e viceversa. Un disegnatore di fumetti sceglie la tecnica più giusta in base alle esigenze editoriali: bisogna tener conto della storia e capire qual è la tecnica migliore per esprimere al meglio la narrazione.<br />
Come dicevo prima è importante provocare emozioni nel lettore.</p>
<p><b>Progetti futuri?</b><br />
Evolvermi, amare, morire (l’ultimo più che un progetto, un dato di fatto).</p>
<p><b>Come immagini la fine di quest’intervista?</b><br />
Ciao.</p>
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		<title>Sci Oh!</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 01:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<title>Il medium bastardo  Intervista a VIncenzo De Cesaris</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 01:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per quanto mi riguarda l’unico limite del fumetto è che non può materialmente prenderti a pugni in faccia, tutto il resto lo sa fare egregiamente. La peculiarità sta nel rapporto intimo che instaura con il lettore, e nella profondità con cui una buona storia può cambiarti, se decidi di aprirgli il cuore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <a href="http://www.lucatorzolini.com">Luca Torzolini</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Il-medium-bastardo-Intervista-a-Vincenzo-De-Cesaris-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6268 aligncenter" alt="Il medium bastardo - Intervista a Vincenzo De Cesaris 2" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Il-medium-bastardo-Intervista-a-Vincenzo-De-Cesaris-2.jpg" width="567" height="794" /></a></p>
<p><b>Cos’è un fumetto? </b><br />
Emozione, riflessione, evasione, non ci sono limiti se non in chi crea: il fumetto è tutto questo e molto di più, come lo sono tutti i modi di raccontare. È come la Viennetta, un media semifreddo: da un lato non grava il lettore del fardello di costruire tutto nella sua testa (come in letteratura), dall’altro richiede comunque un massiccio intervento cognitivo e di attenzione, al contrario del cinema dove devi solo star seduto e beccarti quello che ti arriva. Vedo nel fumetto l’anello mancante fra le due arti, un ibrido bastardo, l’equilibrio perfetto di quell’alchimia narrativa che in molti cercano da decenni e non si accorgono di avere sotto il naso.</p>
<p><b>Qual è la difficoltà nel ricreare il movimento in un fumetto? </b><br />
Per un autore in realtà non molta, poiché il processo è tutto a carico del lettore: sta in questo la vera chiave che fa funzionare un fumetto, quello che <b>Scott McCloud </b>codificò come closure, ossia il potere della mente umana di riempire i vuoti e ricostruire insiemi partendo da dettagli. L’abilità di chi disegna in questo caso sta nel saper catturare quei precisi istanti che permettano una corretta e sicura interpretazione di cosa sta succedendo, e il rischio di disorientare è sempre in agguato.</p>
<p><b>Chi sono i tuoi maestri, a chi t’ispiri? </b><br />
Ce ne sono molti, troppi: in generale coincidono anche con le letture chiave della mia crescita. <b>Mark Bagley</b>, <b>Jim Lee</b>, passando per mostri sacri come <b>Moore e Morrison </b>o <b>Ennis e Gaiman</b>; dal delirio psicotico di <b>Mack </b>e <b>Sienkiewicz </b>al realismo ossessivo di <b>Otomo </b>o <b>Yamamoto</b>, senza dimenticare vecchie colonne come <b>McCay</b>, <b>Eisner</b>, <b>Kirby</b>, <b>Frazetta</b>, <b>Moebius</b>&#8230; Davvero, sono troppi.</p>
<p><b>In cosa consiste per te sperimentare? </b><br />
Molte volte corrisponde al mettere in gioco senza freni la parte più nascosta di sé e vedere cosa succede: il difficile è lasciarla libera. Accade a volte che si diventi troppo metodici per la sensazione di conforto che conferisce il fare le cose sempre allo stesso modo, e dunque si abbia paura di rischiare: bisognerebbe sperimentare lasciando tutto questo da parte… e quando capita, è sempre un’occasione d’oro per conoscere un po’ di più il medium. E se stessi.</p>
<p><b>Continuity o graphic novel? </b><br />
Vale l’adagio di <b>Twain</b>: la continuity mi piace per il clima, la graphic novel per la compagnia.</p>
<p><b>Come si crea un personaggio, e come si caratterizza? </b><br />
Bella domanda. In tanti sono convinti che per fare un buon personaggio ci sia una ricetta precisa, indicazioni da seguire, caratteristiche da dosare come nella scheda di un gioco di ruolo: è il caso, neanche troppo nascosto, di molte serie di stampo bonelliano, con caratterizzazioni che sembrano a volte posticce e contraddittorie. Per come la vedo io, un buon personaggio è tale quando coinvolge, e lo fa mostrando i suoi difetti e la sua umanità, un collegamento con il lettore anche negli scenari più fantastici ed inverosimili. Forse per questo non riesco a identificarmi in <i>Dylan Dog</i>, un lunatico che tromba come un riccio e dopo trecento e passa numeri di incontri occulti ancora non crede ai fantasmi; ripenso invece ai children di <i>Evangelion</i>, alla maniera geniale in cui la loro trinità rammentava al pubblico in modo crudo e impietoso i loro lati più bassi e meschini. Era un pugno allo stomaco, ma almeno ti davano qualcosa.</p>
<p><b>Narrazione con o senza balloon? </b><br />
Il tempo ha ampiamente dimostrato che in un fumetto, nonostante lo stesso nome, la nuvoletta non è una presenza obbligata: molte volte la scelta del muto, al contrario, schiude una potenza espressiva ed emotiva di gran lunga superiore. Ovviamente tutto sta nella scelta di cosa si vuole raccontare, ogni strategia narrativa deve essere al servizio della storia.</p>
<p><img class="size-full wp-image-6270 aligncenter" alt="Il medium bastardo - Intervista a Vincenzo De Cesaris 1" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Il-medium-bastardo-Intervista-a-Vincenzo-De-Cesaris-1.jpg" width="529" height="709" /></p>
<p><b>Il tuo prototipo di supereroe?</b><br />
Non saprei dirti… l’importante è che sia “super”, che si innalzi da mediocrità e limiti mortali. I supereroi, anche se sembra strano, sono un’eco neoclassica, la versione moderna e cellofanata di un pantheon che un tempo apparteneva alle divinità greche e nordiche: <i>Flash </i>come Mercurio, <i>Superman </i>come Apollo. Basta guardare dove si localizza la loro nascita: nel dopoguerra di inizio novecento l’uomo medio, sempre più piccolo di fronte alle conquiste della scienza, in fuga dallo spettro di guerre e catastrofi e succube delle dottrine pragmatico-nichiliste, aveva bisogno nuovamente di qualcosa in cui credere, di pensare che l’umanità fosse ancora capace di grandi cose. La creazione di questi nuovi semidei, ormai radicati nell’inconscio collettivo, era una passo più che logico per colmare ed esorcizzare quest’ansia di impotenza. Poi opere come <i>Watchmen </i>o <i>The Autority</i>, scavando nel loro torbido, li hanno avvicinati più a noi.</p>
<p style="text-align: left;"><b>Quali sono i limiti del fumetto? E le sue peculiarità uniche?</b><br />
Per quanto mi riguarda l’unico limite del fumetto è che non può materialmente prenderti a pugni in faccia, tutto il resto lo sa fare egregiamente. La peculiarità sta nel rapporto intimo che instaura con il lettore, e nella profondità con cui una buona storia può cambiarti, se decidi di aprirgli il cuore.</p>
<p><b>Cosa c’è dopo il The End?</b><br />
Sempre, rigorosamente il punto interrogativo.<br />
Il vero finale non esiste.<br />
Non c’è mai stato.<br />
(sipario)</p>
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		<title>Unicorni Lilla</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 01:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<title>Dialogo Rotto &#8211; Intervista a Luca Buoncristiano</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 01:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’immagine mi seduce. Così come sedurre è immaginare. Anche la parola, che è un’immagine, mi seduce. Lavoro tanto sull’immagine quanto sulla parola.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <a href="http://www.lucatorzolini.com">Luca Torzolini</a></p>
<p><a href="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Dialogo-Rotto-Intervista-a-Luca-Buoncristiano-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6261 aligncenter" alt="Dialogo Rotto - Intervista a Luca Buoncristiano 2" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Dialogo-Rotto-Intervista-a-Luca-Buoncristiano-2.jpg" width="511" height="800" /></a></p>
<p><b>Da cosa nasce la tua passione per le illustrazioni?</b><br />
L’immagine mi seduce. Così come sedurre è immaginare. Anche la parola, che è un’immagine, mi seduce. Lavoro tanto sull’immagine quanto sulla parola.</p>
<p><b>Quali sono i tuoi punti di riferimento nel campo del fumetto?</b><br />
<b>Edward Gorey</b>, <b>Charles Addams</b>, <b>Charles Schulz </b>e <b>Charles Manson</b>.</p>
<p><b>Preferisci seguire la tradizione o sperimentare nuove tecniche? Miri a creare un tuo personalissimo genere?</b><br />
Ho già inventato un genere. Chi non sperimenta non ama. Bisogna giocare.</p>
<p><b>Quali sono le tue tematiche preferite?</b><br />
Rotto è un tema, un concetto, un simulacro per sua stessa definizione. Rotto è un buco nero dove tutto collassa.</p>
<p><b>Quali sono a tuo avviso i limiti del fumetto e quali invece le possibilità proprie solo di quest’arte?</b><br />
Ogni arte deve fare i conti con l’arte.</p>
<p><b>Il tuo prototipo di supereroe?</b><br />
<i>Joe Rotto</i>, il rovesciamento del supereoe.</p>
<p><b>Chi è <i>Joe Rotto</i>?</b><br />
Uno spacciatore.</p>
<p><b>Le tue comics strip sono minimali e danno ampio respiro al bianco. Spiegami il perché di questa scelta?<br />
</b>Confrontarsi col bianco credo sia una sfida molto difficile. I miei segni sono delle coordinate in questa galassia bianca.</p>
<p><b>Hai mai collaborato con qualcuno a livello artistico? Spiegami pregi e difetti di una collaborazione artistica.</b><br />
Ho collaborato per la pubblicazione del libro “<i>Mary e Joe</i>” per Fazi editore. I pregi ci sono quando hai accanto una persona stimolante, altrimenti è solo un fastidio. Un reciproco disturbo dell’altrui lavoro.</p>
<p><b>Quanto è importante il sesso nella tua vita e come influisce nella tua arte?</b><br />
Il sesso è fondamentale. Ma non influenza il mio lavoro.</p>
<p><b>Progetti futuri?</b><br />
Ho un libro tutto su Joe Rotto pronto. Si intitola “<i>Libro Rotto</i>”.</p>
<p><b>Qual è l’Apocalisse di questa intervista?</b><br />
Ogni confessione è un’apocalisse.</p>
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		<title>Joe Rotto</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 01:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Torzolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comics]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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